Daniel Gros

La strategia economica dell’Europa si sta ridefinendo in tempo reale. I leader devono tenere conto della frammentazione del commercio, dello shock legato alla spesa per la difesa, della concorrenza industriale cinese e di un’architettura dell’euro a cui, a una generazione dal suo lancio, mancano ancora alcuni tasselli. La domanda difficile non è cosa stia cambiando, ma quali cambiamenti siano strutturali e quali invece siano temporanei.

Daniel Gros è un economista tedesco che aiuta le organizzazioni a comprendere la situazione dell’eurozona, la competitività dell’UE e i rischi economici di natura geopolitica, avvalendosi della competenza di chi ha contribuito alla progettazione dello stesso euro.

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Perché le organizzazioni collaborano con Daniel Gros

  • Un legame diretto con la creazione dell’euro. In qualità di consulente economico della Commissione Delors, ha lavorato al progetto che ha dato vita all’unione monetaria europea e continua a pubblicare studi sulla sua architettura ancora incompleta.
  • Due decenni alla guida del CEPS, il principale think tank indipendente europeo di politica economica, gli hanno fornito una visione d’insieme di Bruxelles, Francoforte e delle capitali nazionali che pochi economisti esterni possono eguagliare.
  • Attuale direttore dell’Istituto per le politiche europee dell’Università Bocconi, con ricerche in corso sulla competitività dell’UE, sul finanziamento della difesa e sulla «trappola della tecnologia intermedia».
  • Consulente del Parlamento europeo ed ex membro del Consiglio scientifico consultivo del Comitato europeo per il rischio sistemico, vanta una lunga esperienza come consulente permanente presso i governi di Grecia, Regno Unito e Stati Uniti.
  • È editorialista per Project Syndicate, le cui posizioni spesso anticipano il consenso generale, il che risulta utile per i consigli di amministrazione che cercano di distinguere i cambiamenti duraturi dal rumore di fondo.

Punti salienti della biografia

  • Direttore dell’Istituto per le Politiche Europee dell’Università Bocconi.
  • Direttore del Centre for European Policy Studies (CEPS), dal 2000 al 2020.
  • Consulente economico del Comitato Delors, presso la Commissione Europea, per la progettazione dell’euro.
  • Ex economista presso il Fondo Monetario Internazionale.
  • Consulente del Parlamento europeo; ex membro del Consiglio scientifico consultivo del Comitato europeo per il rischio sistemico.
  • Coautore di *European Monetary Integration* (con Niels Thygesen) e *Open Issues in European Central Banking* (con Lorenzo Bini Smaghi); editorialista per Project Syndicate.

Biografia

L’euro è stato progettato alla fine degli anni ’80 all’interno di un comitato presieduto da Jacques Delors. Daniel Gros era il consulente economico di quel comitato, uno degli autori tecnici di una moneta oggi utilizzata da oltre 340 milioni di persone. Quella origine influenza il modo in cui interpreta ogni crisi europea da allora.

Per vent’anni ha diretto il Centre for European Policy Studies (CEPS) a Bruxelles, il think tank più strettamente collegato alle istituzioni dell’UE. Sotto la sua direzione, il CEPS è diventato un punto di riferimento imprescindibile per i ministeri delle finanze, le banche centrali e il Parlamento europeo su questioni relative all’unione monetaria, all’allargamento e alla stabilità finanziaria. Attualmente dirige l’Institute for European Policymaking presso l’Università Bocconi, dove il suo programma di ricerca si è spostato sulla competitività dell’UE, il finanziamento della difesa, la politica industriale cinese e quella che lui definisce la «trappola della tecnologia intermedia».

La sua autorevolezza si fonda su due elementi che si integrano a vicenda. Il primo è la competenza tecnica: un dottorato di ricerca conseguito presso l’Università di Chicago, una carriera all’interno del FMI e della Commissione europea, la co-autorialità del testo di riferimento sull’integrazione monetaria europea. La seconda è l’accesso alle sfere decisionali. È consulente del Parlamento europeo, ha fornito consulenza ai governi di Grecia, Regno Unito e Stati Uniti e ha fatto parte del Consiglio scientifico consultivo del Comitato europeo per il rischio sistemico.

Ciò che offre a un pubblico di alto livello è la capacità di distinguere i cambiamenti strutturali dal rumore ciclico nell’economia europea. I suoi articoli su Project Syndicate assumono spesso posizioni in anticipo rispetto al consenso di Bruxelles, il che costituisce un utile banco di prova per verificare se un commentatore descriva la realtà o si limiti a ripeterla.

Argomenti principali delle conferenze

  • Politica economica dell’Eurozona e unione monetaria
  • Competitività dell’UE e strategia industriale
  • Finanziamento della difesa europea e capacità fiscale
  • Rischio economico geopolitico e relazioni UE-Cina
  • Il ruolo internazionale dell’euro
  • Il settore bancario europeo, la stabilità finanziaria e i mercati dei capitali
  • L'allargamento dell'UE e l'economia politica dell'integrazione

Ideale per

  • Consigli di amministrazione e comitati esecutivi di istituzioni finanziarie europee, gestori patrimoniali e assicuratori che valutano il rischio legato all’eurozona e il rischio sovrano.
  • Amministratori delegati, direttori finanziari e responsabili della strategia presso multinazionali che stanno rivalutando l’esposizione al mercato europeo alla luce dei cambiamenti nelle politiche statunitensi e cinesi.
  • Responsabili delle relazioni con le istituzioni, delle politiche e degli affari pubblici che seguono le decisioni di Bruxelles e Francoforte che influenzano l’allocazione del capitale.
  • Conferenze per investitori ed eventi dedicati alle prospettive economiche, in cui si illustrano le condizioni macroeconomiche dell’UE a un pubblico di alto livello.

Risultati per il pubblico

  • Una visione più chiara dei punti in cui l’architettura dell’eurozona è ancora fragile e di quelli in cui risulta più resiliente di quanto suggeriscano i titoli dei giornali.
  • Una visione concreta dell’agenda di competitività dell’UE, che include la politica industriale, la spesa per la difesa e la “trappola della tecnologia intermedia”.
  • Chiarezza su come le risposte europee alla politica industriale cinese e ai cambiamenti tariffari statunitensi ridisegneranno i flussi di capitale e il commercio.
  • Una serie ben definita di indicatori e fattori di intervento politico da monitorare nei prossimi 12-24 mesi.
  • Risposte su misura per i decisori di alto livello, basate sull’esperienza diretta maturata nella consulenza a parlamenti, banche centrali e governi.

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